Si è svolto il 18 e 19 luglio il 1° Memorial Renzo Andrighetto, gara per cani da seguita su lepre, nella splendida cornice del Monfenera e della Pedemontana del Grappa, con il coinvolgimento dei relativi Comprensori Alpini. Organizzazione impeccabile per la Pro Segugio, orchestrata magistralmente da Daniele Zambon & Company.

L’occasione è stata ghiotta per intervistare il Presidente della Pro Segugio, Maurizio Gerardo, che ci ha raccontato lo stato dell’arte del mondo dei segugisti veneti tra difficoltà quotidiane, rapporto con il territorio e sguardo al futuro.
Come è andata la manifestazione?
«È andata molto bene. Il territorio era impegnativo, ma la presenza di selvatico — soprattutto lepri — è stata abbondante, tanto che uno dei giudici ha dovuto sospendere una prova per eccesso di lepri. C’è stata anche una bella affluenza di pubblico e appassionati. Alla premiazione era presente anche la famiglia di Renzo Andrighetto, a cui il memorial è dedicato.»
Quali sono le maggiori difficoltà per chi usa il segugio in Veneto oggi?
«I lupi, in montagna e in collina, portano sempre più paura che i cani vengano predati. Mancano sempre più i campi di addestramento per segugi, e le norme regionali non ci vengono incontro per istituirli: troppa burocrazia.»
Come vede il rapporto tra segugisti, agricoltori e mondo ambientalista in Veneto? C’è dialogo?
«Con il mondo agricolo dobbiamo impegnarci sempre di più e fare squadra. Purtroppo con gli ambientalisti non riusciamo a dialogare: scambiano le verifiche zootecniche con la caccia, niente di più falso.»
Quali razze da seguita sono più presenti in Veneto e quali caratteristiche cercate oggi in un buon segugio?
«Ci sono principalmente due razze in Veneto: il Segugio Italiano, con le varie tipologie di pelo, e il Segugio dell’Appennino, anch’esso con le sue variabili — pelo forte o liscio, fulvo o nero focato.»
Come si fa a tramandare la «scuola veneta» di addestramento ai più giovani? C’è il rischio di perdere questi saperi?
«Non è facile: mancano i campi di addestramento dove lavorare con i cani, ma mancano anche i giovani che vogliono intraprendere questa attività.»
Prove su cinghiale, lepre, selezione naturale: dove sta andando il mondo delle prove?
«In Veneto non c’è possibilità di fare prove su cinghiale. Ci sono verifiche zootecniche nelle zone ZRC e nelle cosiddette zone doc, in collina e montagna. Le prime attirano più appassionati perché, con più selvatico presente, il lavoro dei cani è più semplice. Le prove in zona doc sono molto più selettive: meno lepri e presenza di caprioli, cervi e cinghiali rendono il lavoro più difficile, e questo porta a una minore partecipazione. L’addestramento dove le lepri abbondano, inoltre, fa sì che il cane vada in difficoltà quando si trova a lavorare con una sola lepre.»
Cosa la preoccupa di più per il futuro del segugio e della caccia in Veneto?
«L’abbandono dei pascoli montani e la monocoltura in collina. C’è sempre meno tempo per addestrare i cani, e i giovani optano sempre più per altre attività.»
Un consiglio a chi si avvicina ora al mondo del segugio?
«Scegliere il cucciolo da persone che portano avanti da molti anni una linea di sangue.»
Come rispondete a chi accusa il mondo venatorio di non essere più sostenibile?
«A malincuore devo ammettere che negli anni molti nostri amici cacciatori ci hanno messo del proprio per far credere che il mondo venatorio non sia più sostenibile. Ma nella catena ambientale il mondo venatorio deve ritagliarsi il proprio posto e farsi rispettare, rispettando per primo la selvaggina, facendo censimenti e rispettando ambiente, fauna e flora.»
Il lupo sta tornando forte anche in Veneto. Come cambia il lavoro del segugista con i grandi predatori?
«Il ritorno del lupo, per il segugio come per tutti i cani da caccia, è un problema molto serio e grave.»
Un ringraziamento speciale al Comprensorio Alpino di Pederobba e al Comprensorio Alpino di Cavaso per la calorosa ospitalità.
